Tornare alla lira?

di Tullio Marra

Da qualche tempo si moltiplicano le voci di chi auspica l’abbandono dell’euro e il ritorno alla vecchia lira. I sostenitori di questa proposta ritengono che sia una strategia efficace per rialzare la nostra economia, con la conseguente svalutazione che darebbe nuova competitività ai nostri prodotti Made in Italy. Il contesto è quello di una crisi economica innescata quattro anni fa dalla crisi finanziaria internazionale che è ancora ben lontana dal concludersi

. Il quadro congiunturale delle economie avanzate e di quelle dell’area euro in particolare, è ancora pesantemente segnato dalla recessione e dalla contrazione dell’attività produttiva. La riduzione della domanda aggregata, conseguenza dei rigorosi processi di ridimensionamento del debito pubblico attuate attraverso misure di contenimento della spesa e di aumento della pressione fiscale, influisce negativamente su consumi e investimenti contribuendo, così, a deprimere ulteriormente le prospettive di ripresa.

In questo contesto l’idea di attuare da soli misure efficaci per una ripresa economica dell’Italia è completamente distaccata dalla realtà.

Sulla questione del ritorno alla lira è opportuno partire dai trattati che definiscono l’Unione Europea nei quali non sono previste norme per chi vuole abbandonare l’euro, ma solo per chi vuole lasciare l’UE. Di conseguenza, chi vuole ritornare alla lira dovrà uscire dall’UE.

Vediamo concretamente con quali passaggi e con quali conseguenze.

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